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Francesca Ferragine

Lameziaenonsolo incontra Francesca Ferragine

Francesca Ferragine
Vincenzo Villella
La d.ssa Francesca Ferragine è uno di quegli straordinari personaggi che, lasciata la natia Calabria in giovane età, si sono affermati in ogni parte del mondo, raggiungendo ragguardevoli posizioni di prestigio in tutti i campi del sapere. Francesca, la chiamo così in quanto carissima amica da più di 40 anni oltre che compagna d’infanzia di mia moglie, lasciò Sambiase negli anni ’70 del secolo scorso, approdando a Roma. Iniziava una vita piena di eventi e incontri sorprendenti che hanno dato una svolta esemplare alla sua esistenza. Medico, psichiatra, psicoterapeuta individuale e di gruppo, docente, dirigente di due poliambulatori dell’ASL di Roma (Casalotti e Castel di Guido), omeopata presso la Scuola Italiana di medicina omeopatica Hahnemanniana. Nel corso della sua prestigiosa attività professionale ha partecipato a tantissimi convegni scientifici nazionali e internazionali. Suoi scritti sono comparsi su importanti riviste mediche. Una caratteristica che le fa molto onore è il fatto che, oltre alle visite giornaliere programmate, si è sempre dedicata e si dedica ancora a visitare le persone povere e bisognose. Pensando alla sua casa, mi viene in mente innanzitutto l’inginocchiatoio che c’è all’ingresso, con una sua simbologia ben precisa, e i tanti libri in ogni angolo. Nella postfazione che scrisse per il mio libro CAMMINARE PREGANDO (con una prefazione del suo carissimo Padre Camaldolese Guido Innocenzo Gargano) Francesca dichiarava che con la stessa necessità con cui il singolo battito cardiaco, pur non percepito, innesca una macchina precisa e articolata che ci garantisce la vita, così la presenza di Dio, insopprimibile anche quando nascosta, fornisce il senso e lo scopo all’affannarsi dei fatti e delle emozioni. Avrei tante domande da fare alla mia cara amica per i nostri lettori, ma mi limito ad alcune soltanto, partendo proprio da quest’ultima sua riflessione.
Francesca, la tua storia ha aspetti veramente straordinari sia dal punto di vista umano che professionale. Ti va di raccontarci sinteticamente il tuo approdo a Roma, le tue iniziali difficoltà, i tuoi sacrifici, la tua tenacia verso il conseguimento della laurea in medicina? Quale è stata la forza che ha animato la tua esistenza?
Ringrazio il professore e storico Vincenzo Villella e la sua gentile consorte per l’amicizia e la stima che hanno avuto ed hanno per me. Grazie ancora, professor Villella, per quest’idea di fare a me un’intervista del tutto inaspettata e gradita. Il professore ed amico mi pone molte domande sulla mia vita e sulla mia persona, tuttavia voglio iniziare a parlare del mio rapporto personale con la fede. La fede, già da piccola, è stata ed è la vera forza che ha animato tutta la mia esistenza. L’ho cercata da bambina quando gli adulti sotto il peso delle loro sofferenze e travagli non erano capaci di darmi risposte. Andando avanti negli anni, ho capito che dovevo cercarla dentro di me e che nessuno avrebbe potuto darmi risposte. La fede è un cammino solitario e difficile, dove nessuno ti può aiutare; devi sapere cosa cerchi e cosa è l’inquietudine che è dentro di noi mentre la cerchiamo; è un vero cammino solitario. Non sono passioni, non sono rapporti d’amore, non sono libri letti e riletti, non è filosofia, non è storia, non è arte, non è firmamento, non è luna e non è sole, non è mare, non è figli, non è madri, non è padri, non è età, non è morte, non è etica, non è armonia, eppure è tutte queste cose. È l’incontro dell’uomo con l’uomo, è il fuoco dello Spirito che è dentro di noi che è sempre in divenire. Ho avuto la gioia di incontrare un sacerdote illuminato che ama i poveri, i bimbi e i semplici e in un unico abbraccio caldo spirituale ama tutti: don Vittorio Dattilo. Lui mi ha permesso con i suoi pochi soldi di potermi pagare il biglietto del treno, naturalmente in seconda classe, Lamezia Terme – Roma. Ho nitido ancora il viaggio da Nicastro alla stazione di Sant’Eufemia. Avevo tra le mie braccia il mio bambino di soli tre mesi e uno zainetto sulle spalle con poche cose utili per il mio piccolo. Don Vittorio mi salutò con un abbraccio ed un sorriso dicendomi: “Sono certo che ce la farai, il Signore Gesù ti ama”. Roma mi ha accolta con il suo calore, con le sue difficoltà di una città grande e bellissima. I primi sei mesi li ho vissuti insieme al mio Roberto, dal quale non mi sono mai separata neppure per un attimo, su uno dei ponti più belli di Roma, Ponte Sisto, insieme ai barboni sui cartoni e vecchie coperte. I miei amici barboni mi hanno sempre aiutata e voluto bene e li porto nel cuore. Una mattina di domenica, girando per Roma, mi sono trovata davanti ad una chiesa bellissima con una grande scalinata: “San Gregorio al Celio”. Incantata da tanta bellezza, sono entrata ed era appena iniziata la santa Messa, mi sono seduta e ho condiviso. Da lì è iniziata la mia avventura-vita con i monaci camaldolesi e l’incontro con padre Benedetto Calati, Superiore del Monastero




La profezia è ciò che viene annunciato in anticipo, ciò che viene annunciato in segreto, ciò che viene adombrato, ma anche il non detto. La profezia, insomma, è il mistero che si dispiega progressivamente nelle manifestazioni della bellezza cosmica nella storia dei popoli, nel mistero nascosto di ogni uomo-donna e nella crescita di ciascun individuo. Questo è accaduto! E intanto il mio Roberto cresceva alla luce della fede e della sapienza.
Un momento particolarmente toccante nella tua vita è stato l’incontro con Madre Teresa di Calcutta. Ce lo vuoi ricordare? Che cosa ti rimane ancora oggi dell’incontro con quella piccola suora, oggi santa?
Nel Monastero c’è stato il grande incontro con Madre Teresa, le sue parole di verità, il condividere insieme il pranzo e la cena, i suoi occhi severi e quel cenno del capo ogni qualvolta superavo un esame, quasi volesse dire: “Hai fatto il tuo dovere”.
Dopo la laurea hai scelto di conseguire una specializzazione molto particolare e impegnativa.
La Laurea in Medicina e Chirurgia conse- guita presso l’Università La Sapienza di Roma; la Scuola di Specializzazione in Psichiatria presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore “Agostino Gemelli” e lì l’incontro con i miei grandi maestri: Professor Leonardo Ancona, Professor Corrado Pontalti, Professor Pietro Bria e, al terzo anno, l’incontro speciale con il professor Salomon Resnik.
Negli anni ’90 hai organizzato nella tua casa di campagna, a Castel di Guido, i seminari di Salomon Resnik. Ad uno mi ci sono trovato a partecipare per caso anch’io che ero a Roma con la famiglia. Conservo ancora il diploma di partecipazione. Chi era Resnik? Quale speciale rapporto hai avuto con questo grande uomo al quale l’Università della Calabria ha conferito nel 2012 la laurea in scienze filosofiche e la città di Cosenza il premio “Telesio d’argento”?
Ho collaborato con lui per 25 anni, fondato l’associazione culturale “Dialogos” organizzando due convegni in un anno. Psicanalista e psichiatra, si è prevalentemente occupato di autismo infantile e psicosi e anche della dinamica di gruppo e delle sue applicazioni istituzionali. La sua attività professionale si è svolta a Parigi e Venezia dove ha condotto regolarmente seminari di ricerca e di formazione. Insieme a tanti professori (come Renzo Mulato e Pietro Bria, ora miei carissimi amici) e a tanti filosofi ed esponenti della cultura ho partecipato ai corsi di formazione che il prof. Resnik teneva a Venezia al Centro Internazionale Studi Psicodinamici della personalità.
Trasferita a Roma da mezzo secolo, che cosa ti è rimasto del paese d’origine? Hai mantenuto legami con esso?
Nella Calabria ritrovo l’amicizia, il mio mare e i miei monti che da bimba mi facevano sognare. Quando ritorno, molti amici mi accolgono con gioia profonda, con alcuni condivido la cultura, con altri la cultura contadina, con altri ancora la cultura nel sociale e con altri semplicemente la gioia di un abbraccio.
Tra i tuoi pazienti ci sono stati e ci continuano ad essere anche giovani. Che cosa manca oggi a tantissimi giovani spaesati in una società sempre più priva di valori?
I giovani sono una ricchezza e sono migliori di quanto noi pensiamo. Sono motivati nel- la loro progettualità per il futuro. Abbiamo bisogno di nuovi politici di grande levatura e con un pensiero di grande respiro. Questo è un tempo che deve passare, non lo si può saltare. Nel prossimo futuro avremo ragazzi che saranno uomini politici di spessore. Questo è l’augurio che faccio e che mi faccio. Vorrei dire ai giovani che la vita va affrontata con il coraggio e se c’è dolore lo si deve attraversare.
Nel corso di tutti questi anni hai incontrato e frequentato tante figure esimie: attori, intellettuali, editori, giornalisti, scrittori, politici, cardinali alcuni dei quali non ci sono più. Ne puoi ricordare qualcuno?
Padre Guido Innocenzo Gargano, monaco Camaldolese ha dato alla mia vita adulta un’impronta di fede profonda; Professore Universitario e Teologo, uomo di grande cultura, ha dato grande respiro di pensiero ai giovani. Madre Maria Michela Porcellato, Abbadessa delle Monache Camaldolese, monaca di profonda saggezza, per me amica e sorella in Cristo sempre presente nella mia vita e in quella dei miei familiari, attenta ad ogni mia esperienza di vita. Naturalmente, la mia vita è stata contornata da molti uomini e donne dello spettacolo e della cultura, tra i quali Omero Antonutti, grande attore di ci- nema e teatro, amico caro e fraterno; Giampiero Bianchi, attore di teatro, con il quale discutevamo sul senso della vita; Alfonso Veneroso, attore di teatro e regista, con il quale continua la mia amicizia con la sua famiglia attuale e di origine, per il suo papà e per la sua mamma il mio affetto è profondo e abbiamo condiviso momenti di gioia e di cultura. È per me un fratello caro con il quale condi- vido pensieri e aspettative di vita. La mo- glie Giusi è una perla di saggezza, la mam- ma Rosa è un grande sostegno per la mia vita affettiva. Primo, il suo papà, mi è stato amico e aiuto culturale profondo dall’ini- zio della mia professione; Franco Accursio Gulino, pittore illustre e amico fraterno, da pochi giorni è stata scelta una sua opera da regalare al Presidente della Repubblica; Pippo Franco, amico fraterno insieme alla sua famiglia; Pierluigi Pirandello e sua moglie Giovanna, figlio di Fausto (pittore) e nipote di Luigi Pirandello. Giovanna e Pierluigi mi hanno accolto nella loro splendida casa romana con la gioia nel cuore; abbiamo condiviso eventi per i miei romanzi e presentazione di libri e conferenze nei vari teatri romani, nei licei e nella città di Tarquinia. La famiglia Pirandello è per me una grande risorsa umana e culturale. Giovanna, generosa e brillante come persona, mi ha sempre dato il suo affetto; Andrea Giordana, amico caro che mi è sempre vicino; l’amicizia con Vittorio Sgarbi, conosciuto attraverso la famiglia Pirandello, mi è continuamente di stimolo culturale; Lina Wertmuller; la grande Lorenza Trucchi; Padre Luigi Sabarese, amico fraterno e caro, che conosce perfettamente tutto il mio percorso di vita. È stato il sacerdote che ha presentato il mio primo libro a Lamezia Terme e ha celebrato per me la Santa Messa nella Chiesa Madre, dove io ho fatto
fatto la Prima Comunione; Marco e Martina sono gli amici cari che mi consentono di vivere il mare, che è la parte di Calabria che più mi manca, nella loro splendida spiaggia di Maccarese con il loro affetto. Le persone illustri e di cultura che ho incontrato in questi anni sono tanti e ne ho citato solo qualcuno, perché l’elenco sarebbe lungo.
Dopo la laurea e la specializzazione come hai esercitato la tua professione?
Ho iniziato come Medico ospedaliero presso l’Ospedale “Santo Spirito” e dopo due anni mi è stata affidata la Dirigenza di due grandi Poliambulatori, ASL Roma 1; Psicoterapeuta individuale e di gruppo analisi; Docente corso di Laurea infermieristica e docente scuola Croce Rossa italiana e Crocerossina.
Tu sei devotissima a S. Francesco di Pao- la. Qualche volta ricordo che sia- mo andati insieme al santuario. Che cos’ha di straordinario per te questo santo taumaturgo? Ha avuto qualche ruolo significativo in qualche passaggio della tua vita? Non è certo casuale che uno dei tuoi due nipotini si chiami Francesco, come te.
La mia devozione per San Francesco di Paola risale alla mia infanzia e da bimba parlavo con lui come si parla ad un papà. Sarà stato forse per il nome che porto, o perché lo sentivo come un atto di grande fede, che mi è rimasto a farmi compagnia sempre fino ad oggi. Tutte le volte che sono in Calabria vado a fargli visita al Monastero, vado a pregarlo e a chiedere di aumentare la mia fede, di tenermi stretta a lui e al Buon Dio, di non lasciarmi mai sola. Nella mia casa di campagna ho fatto una Cappella, naturalmente consacrata e con tanto di autorizzazione, e l’ho dedicata a lui. Viene sempre tanta gente a pregare.
Visto che abbiamo parlato di S. Francesco, ti chiedo se hai avuto rapporti con Papa Francesco.
Nel pomeriggio del 21 novembre 2013 nel monastero delle monache benedettine camaldolesi ho incontrato Sua Santità Papa Francesco. Vespri solenni alla presenza della reverendissima madre Abbadessa Maria Michela Porcellato, dei monaci e delle monache. La visita, strettamente privata. Tuttavia, essendo vissuta con loro e medico della comunità, ho potuto avere questo privilegio. La mia emozione è stata tanta nei giorni che hanno preceduto la visita. Non ho parole adeguate per raccontare il grande tumulto nella mia anima quando mi ha parlato tenendomi la mano con parole semplici, ma che sono arrivate al mio cuore. Un uomo di grande levatura e umanità. Un Papa che la Chiesa in questo momento storico ha necessità di avere. Ritrovare va- lori e spiritualità è il dovere di ogni uomo. Lui sta facendo un tentativo con difficoltà di indicare a tutti noi una strada possibile. Si tratta di cercarla. In ogni uomo che soffre fermarsi e curare le ferite. Un compito assai difficile, ma necessario. Ho la gioia di avere nella mia casa l’inginocchiatoio dove Lui quel pomeriggio ha pregato e recitato i Vespri Solenni insieme a noi. La vita mi ha regalato anche questo. Sono grata al Buon Dio!
Vorrei chiudere questa breve conversazione con te, Francesca, ricordando che sei una grande appassionata di scrittura e che sei autrice di due bellissimi libri: Terra calda e Un pianoforte.
l primo, che è stato presentato in anteprima a Lamezia, in una sala strapiena, è un viaggio insospettato in noi stessi, nella parte re- condita del nostro animo troppo spesso dimenticato ed emarginato dai compromessi della ragione. Alla seconda edizione, è stato presentato, evento eccezionale, nella Galleria Nazionale d’arte moderna e premiato il 27 giugno 2019. Il secondo, che ha avuto premi in tutta Italia, è la storia di un grande amore musicale che va oltre le convenzioni sociali e si snoda fra innumerevoli viaggi ed esperienze di vita, di amore, di morte. È la storia di un mito e di un sogno. Una storia di emozioni e di sentimenti, evocazione di fascinose memorie antiche, esperienza della gioia e del dolore.

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